L'opera che si è impossessata di noi


Il nostro racconto del ritorno di Dioniso a Tebe è quasi concluso. Nell’approcciarci a quest'opera fummo inizialmente irretiti dalla natura divina di colui a cui era dedicata. Per tale ragione decidemmo che, benché presente in ogni singola nota, Dioniso non avrebbe parlato. L’avrebbero fatto le menadi, i satiri, gli straccioni al suo seguito. Lo avrebbero fatto perfino Zeus suo padre ed Era sua implacabile nemica, ma non Lui.


Facendo ricorso alla testimonianza di chi l’aveva incontrato, credevamo sarebbe stato più agevole descriverne la divinità.

Al contrario, con nostra grande meraviglia, parole e note, un istante dopo essere state fissate su carta, mutavano e diventavano qualcosa di differente. La stessa narrazione nel suo insieme, brano dopo brano, acquisiva significati imprevisti e non voluti al pari di un vero e proprio corteo dionisiaco a cui, lungo il percorso, si uniscono celebranti sconosciuti.


L’opera, la nostra opera, ci appare adesso come dotata di una vita propria che prescinde da noi. Prescinde da noi perché ormai, inaspettatamente, ne siamo parte. Ora, con gioia e impazienza, attendiamo il momento in cui potremo accogliervi e guidarvi al suo interno. #vade #dioniso #casadiprometeo.

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